Dovresti avere paura della psicoanalisi.

Quando Freud aveva 10 anni, suo padre gli raccontò una storia. “Da ragazzo, mi incamminai per il parco di sabato. Ero ben vestito, ed avevo un cappello nuovo di pelliccia sulla testa. Un cristiano mi si parò d’avanti e me lo tolse con un sol colpo gridando “EBREO!”. Il piccolo Sigmund gli chiese “E tu? Cosa hai fatto?”. Jacob, era questo il nome di suo padre, gli rispose in modo pacato “L’ho ripreso”.

 

Questa fu una ferita che Freud portò con sé per tutta la vita. Personalmente, ho sempre immaginato che quell’episodio impregnato del desiderio di rivalsa fosse il primo seme da cui ha germogliato la psicoanalisi come strumento di rovesciamento del potere.

 

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Rassegnatevi psicoterapeuti: il paziente ne sa più di voi.

Il paziente è l’unico esperto della sua psicoterapia. In questo interessante e recente articolo (la cui lettura consiglio agli addetti ai lavori anglofoni), Swift Tomkins e Parkin (2017) mettono in luce una cosa che a volte noi terapeuti abbiamo difficoltà a comprendere. Possiamo avere in mano il miglior modello teorico o il miglior protocollo di intervento, ma solo i pazienti sanno quando i nostri interventi aiutano e quando sono inutili o dannosi.

 

I tre autori hanno esaminato le sedute di sedici pazienti nel corso di un intervallo di tempo e raccolto le valutazioni dei pazienti rispetto agli interventi dei terapeuti. Una volta esaminati i giudizi, i tre hanno ottenuto un risultato abbastanza sorprendente per chiunque sia alla ricerca della terapia perfetta.

I giudizi dei 16 pazienti che hanno preso in esame variavano incredibilmente da paziente a paziente e da seduta a seduta.

Che vuol dire, in soldoni?

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Stai combattendo segretamente con un disturbo alimentare?

A. soffre in segreto. All’esterno sembra che tutto sia apposto, ma all’interno si sente in trappola. La storia di A. è quella di una ragazza che soffre di un disturbo del comportamento alimentare [Leggi anche Anoressia, bulimia, disturbo da binge eating. I disturbi del comportamento alimentare.]

La stessa ragazza che mangia normalmente in pubblico, in privato si abbuffa con un vasetto di nutella, pane e buste di patatine, magari durante la notte. Va a dormire con lo stomaco che fa molto male e sensi di colpa, vergogna, e auto accusa. Si domanda come le cose siano sfuggite così lontano dal suo controllo. L’idea che tutto si sistemerebbe se solo trovasse il giusto modo di tenere sotto controllo corpo e calorie sembra ottima in teoria ma difficile da mettere in pratica.

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